Studio Università di Brescia ed EcoBI

Fragili, dall’inclusione un ritorno del 130% per i bilanci pubblici

A Ferrara, Hassan B. dopo un grave infortunio sul lavoro che gli ha fatto perdere l’uso di una gamba, ha trovato chi ha realizzato per lui un mezzo elettrico adattato alla sua patente speciale. Oggi, alle soglie dei 50 anni, lavora alla raccolta di sacchi e cestini a Ferrara. Premesso che l’inserimento al lavoro dei lavoratori fragili è uno dei più importanti fattori di inclusione e di civiltà di un Paese, storie come quella di Hassan contengono in sé anche una serie di ricadute di natura economica sia per il lavoratore che per la sua famiglia che per lo Stato. Un lavoratore fragile può infatti generare un ritorno fino al 130% sui bilanci pubblici. Il dato è frutto di una ricerca, intitolata Valoris, realizzata dai ricercatori Alberto Corsini e Giulia Biazzi del Dipartimento di Economia e Management dell’Università degli Studi di Brescia. I ricercatori hanno evidenziato come ogni lavoratore fragile abbia generato nel 2024 un valore per lo Stato di 5.280 euro, analizzando la storia delle 1.316 persone con svantaggio inserite al lavoro nelle cooperative del consorzio EcoBI che opera tra Modena, Bologna e Ferrara. A fronte di un costo annuo di 5,4 milioni di euro, i benefici portati ai bilanci pubblici sono stati di 12,34 milioni di euro, con un ritorno del 130%. Le 1.316 persone che hanno lavorato nel Consorzio EcoBI hanno originato, al netto dei costi, un valore stimato per la Pubblica Amministrazione di 6,95 milioni di euro, spiegano i ricercatori.

Tra le storie entrate nella ricerca c’è anche quella di Mirko D. che vive a Modena. Dopo una lunga malattia e un percorso di riabilitazione, non riusciva più a trovare la sua strada, finché è entrato in Onyvà, una cooperativa del Consorzio EcoBI, con un tirocinio nel settore IT. Il suo percorso è proseguito con un contratto di 3 mesi, uno di un anno e infine l’assunzione a tempo indeterminato. Per ogni euro di costo pubblico considerato dalla ricerca, il sistema analizzato ha prodotto circa 2,29 euro di benefici lordi, lasciando un saldo positivo di circa 1,29 euro. A comporre i benefici sono le maggiori entrate fiscali generate dal lavoro – 3,57 milioni di Iva e 2,06 milioni di Irpef – insieme alle spese pubbliche evitate o ridotte per gestire le esigenze di questi lavoratori: 2,75 milioni per servizi, 3,51 milioni per sostegni economici minimi e oltre 445mila euro legati a prestazioni di invalidità.

«Questi numeri aiutano a superare una lettura dell’inclusione lavorativa basata esclusivamente sul costo», interpreta Daniele Bergamini, presidente del Consorzio EcoBI. «Ogni percorso richiede risorse e sostegno, ma il lavoro genera contemporaneamente reddito, imposte e una minore necessità di altri interventi di assistenza pubblica – continua -. Nel nostro caso il valore prodotto è superiore ai costi sostenuti». L’87% delle 1.316 persone che lavorano per EcoBI, 1.149, hanno un contratto di lavorO dipendente, mentre 167 sono inserite attraverso un tirocinio. La maggiore concentrazione si ha nelle fasce più mature: il 35,1% ha tra 50 e 59 anni, il 22,1% tra 40 e 49 e il 16,6% tra 60 e 69 anni. L’inclusione lavorativa, interpreta Bergamini, ha anche «benefici come autonomia, qualità della vita, relazioni sociali e dignità restituita dal lavoro che non possono essere misurati economicamente ma hanno un altissimo valore sociale».

I ricercatori hanno trovato che l’impatto sui bilanci pubblici è legato alle diverse condizioni di svantaggio: le 164 persone del Consorzio con problemi di dipendenza generano un valore stimato di 1,5 milioni di euro, pari a 9.172 euro l’anno per persona, mentre per le 22 persone ammesse a misure alternative alla detenzione il valore sale a circa 329mila euro, con una media di 14.933 euro annui. Significativo anche il dato relativo alle 170 persone in condizioni di disagio sociale non certificato, per le quali il beneficio stimato è di 1,37 milioni di euro, pari a 8.040 euro per persona. «Le differenze – dice Bergamini – riflettono il diverso peso economico delle condizioni alternative al lavoro: quanto maggiori sono gli interventi assistenziali, sanitari o sociali potenzialmente evitati o ridotti, tanto più elevato può essere il beneficio prodotto dal lavoro».

Per raccontare il valore economico e sociale dell’inclusione EcoBI ha organizzato per il mese di ottobre un roadshow tra Modena, Ferrara e Bologna per rendere visibile il lavoro spesso nascosto di chi quotidianamente si prende cura delle città e mostrare come servizi, impresa sociale e inclusione possano generare valore per l’intera comunità.

Come è successo con Aladin H. che il suo talento tecnologico lo ha scoperto strada facendo, dopo aver fatto un tirocinio promosso dal Comune di Bondeno. Nel tempo la sua familiarità e la sua abilità con la tecnologia, ne ha fatto il responsabile dei rapporti con una software house per lo sviluppo di un sistema di navigazione per le raccolte porta a porta. Oggi fa parte dello staff di coordinamento del settore igiene urbana.

Fonte Sole24ore, 30/09/2026

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